"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)
Benvenuto, Ospite
Nome Utente Password: Ricordami
  • Pagina:
  • 1

ARGOMENTO: [#3] Addio

[#3] Addio 04/06/2010 11:37 #19

Periodo: Gennaio - Febbraio 2006

Numero partecipanti: 6
jack_burton-FHBB
maurocap
Pado_pv
icarothelight
dododudu
Jos_4
  • admin

Re: [#3] Addio 04/06/2010 20:21 #62

ADDIO di Jack Burton


La finestra era spalancata ed il vento gelido buttava in casa coriandoli di neve candida. Quando Mauro entrò nella camera, una piccola e bianca collina aveva già preso forma ai piedi della finestra. Si avvicinò e la chiuse. Fu il silenzio a congelare. I suoi piccolissimi frammenti si sparsero nella stanza e Mauro li guardò sciogliersi lentamente. Andò alla scrivania e si sedette. Aprì il primo cassetto. Fuori la neve cominciò a bussare energicamente sul vetro. Prese un quaderno e cominciò a scrivere. Lentamente.


Addio

Sepolto da bianca oscurità
lascio che siano le mani
queste mie mani immobili
a guidarmi verso l'esterno

Tremo
sento il distacco della carne
come spasmi violenti e gelidi
come un cuore che lotta

Tremo
ascolto il rifuito del sangue
il suo pianto afono
il suo canto di gloria

Sepolto da luccicante nero
respiro questa nuova vita
che mai avrei pensato fosse
così pregnante di quiete


Il cielo vomitava neve. A fiotti gelidi urlava il suo disappunto sul vetro della finestra. Mauro strappò la pagina del quaderno, piegò il foglio in due e lo coltivò nella piccola collina di neve ai piedi della finestra. La aprì. Lasciò che il suo respiro fosse più tonante del vento stesso e si lanciò nel fitto bianco che lo circondava.
  • White Lord
  • Offline
  • Direttore Editoriale
  • Messaggi: 1188
"Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher."

Re: [#3] Addio 04/06/2010 20:24 #63

ADDIO di Mauro Cappelli (maurocap)


Il ricordo di tutte quelle serate gettate al vento davanti al televisore ancora mi tormenta. Io avevo voglia di uscire dopo le solite tre ore di straordinario rinchiuso nel mio ufficio puzzolente. Chiedevo poco più di una partita a biliardo e quattro chiacchiere con gli amici, o meglio una capatina alla Piramide dove rinfrescarsi il cervello con della buona musica. Insomma niente di speciale.
Alessia la pensava diversamente.
Quando la conobbi era un fulmine di guerra che macinava serate a un ritmo forsennato ai limiti della resistenza umana. Ero trascinato dalla sua voglia di vivere e dal suo entusiasmo, dalla sua continua ricerca di novità. Viaggiavamo spesso, sperimentavamo tutti gli sport o gli hobby più strani e il sesso, per Dio, lei era una bomba! Ma questo accadeva alcuni anni fa. Poi...
Poi Addio.
Sì proprio Addio, quella stramaledetta trasmissione di Italia Uno. Incredibile. Ascolti record, milioni di italiani incollati al tubo catodico per spiare le lagnose esperienze di persone reali come gli asini con le ali. Io non l'ho mai sopportata, al contrario della mia fidanzata che s'era subito appassionata: conosceva vita morte e miracoli di tutti i protagonisti, sia degli ospiti fissi che delle meteore dall'audience evanescente. Così la maggior parte delle nostre serate la trascorrevamo in compagnia di Marica, la conduttrice, e dei suoi pagliacci. Quando riuscivo a convincere Alessia a uscire finivo per ascoltarla discutere con le amiche di come Paolo aveva potuto mollare Elisa in quel modo davanti a tutti, oppure dell'estremo saluto del coraggioso Gianni che...
Basta!
Ero circondato da cerebrolesi anestetizzati da un reality show. Una notte dopo una delle piatte scopate di quel periodo la vidi alzarsi per accendere la tv dove controllare se qualche nuovo personaggio aveva deciso di abbandonare la propria vita reale ed entrare nel mondo di Addio. Alle tre del mattino. Ormai era chiaro un fatto: la donna che conoscevo era scomparsa, la sua vitalità risucchiata da una trasmissione abilmente diretta da produttori internazionali.
La lasciai, ma resistetti lontano da lei meno di tre mesi. Mi vergogno a confessare che tornai da lei col capo cosparso di cenere pregandola di perdonarmi. Lei perdonare me? Che stupido. Così quattro mesi fa tornammo insieme. Lei non era cambiata, irretita dalla magia di cui ero uno dei pochi italiani immuni. Un giorno al supermercato scambiai uno sguardo rassegnato con un distinto signore mentre sua moglie e la mia Alessia discutevano della nuova ragazza che aveva abbandonato i voti per entrare nella città di Addio. Fui così confortato all'idea di non essere uno dei pochi pazzi a odiare quella finzione che gli strinsi la mano.
Due settimane fa rincasai prima del solito. Davanti al portone trovai un cameraman e una tizia vestita a festa con un microfono in mano. L'avevo già vista sì, ma dove?
«Buongiorno, sono Luisa di "Addio". Lei certamente mi conosce...»
Smisi di respirare per dieci minuti. No, non poteva essere. Troppo stordito per dirle di no le lasciai prendere l'iniziativa. Entrammo in casa dove sotto l'occhio gelido della telecamera mi fece alcune domande banali come le mie risposte, infine mi fece accomodare e infilò un dvd nel lettore.
«Ciao Domenico, promettimi di non arrabbiarti...»
Alessia.
Il suo maledetto discorso di addio l'ho impresso a fuoco nel mio cervello, e scotta, brucia ancora. Se n'era andata quella cretina! Aveva abbandonato tutto, la sua vita, ME, per entrare in quel malefico villaggio di esibizionisti! Non so se rovinai la trasmissione perché ammutolii nonostante le domande incalzanti di Luisa. Poco me ne importò.
Da allora vidi il volto di Alessia sui rotocalchi e nei finti telegiornali creati ad arte per distrarre la gente. Un giorno accesi la tv sul canale sbagliato e vidi quella lesbica di Marisa provarci con lei nella piscina del villaggio. Mi ribollì il sangue. Quella è la MIA Alessia, levale le mani di dosso ex-suora insoddisfatta!
Così decisi.
Addio una volta si chiamava San Giusto, un villaggio ormai abbandonato in collina. Quelli della televisione l'avevano acquistato per trasformarlo in una cittadina per scimuniti in cerca di notorietà. Due ore di macchina e l'avrei raggiunta.
Contattai un amico, tramite lui un amico di amici. Pagai quello che mi chiese senza fiatare, misi tutto nella mia vecchia C4 e partii.
Ora sono qui.
Ho strappato una benda bianca, ho scritto "benvenuti" in nero e me la sono legata sulla fronte come un kamikaze del secolo scorso. Le guardie all'ingresso della strada non sono state un problema, gli ho sparato in faccia prima che dessero l'allarme. In sala regia è stato più problematico, troppa gente. Quando le assistenti hanno gridato ho vacillato poi è entrata Marica e tutto s'è schiarito. Di regia me ne intendo e qui è tutto informatizzato, sono certo che la trasmissione continuerà in diretta anche senza il loro aiuto.
Di fronte a me c'è l'ingresso ufficiale al villaggio di Addio. Due passi ancora ed entrerò in scena. Ho sette banane da quaranta colpi per il mio affamato mk47, una pistola ancora calda e due granate stordenti.
Vediamo se riesco a trovare Alessia...
  • White Lord
  • Offline
  • Direttore Editoriale
  • Messaggi: 1188
"Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher."

Re: [#3] Addio 04/06/2010 20:26 #64

ADDIO di Pado_pv


Andiamo cosi veloce che le linee tratteggiate sull’asfalto sembrano un’unica striscia continua. Fanculo all’aria condizionata, a meta Giugno i finestrini dell' SLK si abbassano. E’ nero, nuovo di pacca, è del mio amico Hetz. Adesso che ci penso, non so quale sia, in realtà, il vero nome di Hetz. Da quando lo conosco lo chiamano tutti così: Hetz.
Ho finito gli esami, oggi. Nel lungo periodo ho davanti un’estate il cui unico obiettivo è ricordarne metà, nel breve davanti a me c’è la Milano-bene. American, Loung, Disco Bar, o come li chiamo io: “Sbronza-facile”. Si, certo 8 euro un cocktail vuol dire che per divertirti ne devi sborsare parecchi, ma i soldi non sono mai stati un problema. Sono di mio padre.
La serata si divide in più portate. È come un pranzo solenne, tipo ai matrimoni o coi parenti a Natale: aperitivo nei bar-di-quartiere-Martini-con-ghiaccio; primo piatto happy-hour in centro, Malboro a sinistra Negroni a destra. Bis-Tris di primi e poi pausa: sorbetto digestivo che io chiamo Montenegro o, a volte, Sambuca con la mosca. Il secondo piatto è una cena in quelle osterie finto glamour, dove mangi roba che ti passano per tradizionale e che in realtà è solo unta, dove il vino è rigorosamente avvelenato dall’acqua. E poi via…il dolce. Di disco ne puoi scegliere quante ne vuoi. Quello che a prima vista può rappresentare un problema, la scelta, in realtà non lo è. Sono già cosi fuori che un posto vale l’altro. Ci fiondiamo dentro, io e Hetz. La bionda che ci passa accanto, non la notiamo neppure. Si va dritti al bancone, l’obiettivo. Si piglia il Long Island, solo perché è quello che ha dentro il maggior numero di alcolici diversi. 9 baristi su 10 lo cannano, ma non è un problema: se chiedi un Long Island in disco sai già che non ti preoccuperai del suo sapore. Al primo giro ne segue un secondo, poi un terzo. Solitamente, al quinto giro si perde il conto ed inizia la serata nella serata, quella dove sei da solo con te stesso. Una luce, uno spintone generalmente catturano l’attenzione per qualche secondo, ma subito il vero protagonista torna al centro della scena: te stesso.
È in quel momento, quando perdo Hetz e rincontro me stesso, che la noto. Non so dire se è la stessa bionda che ho visto all’ingresso, a me piace pensare che sia così. Non sono spaesato, intimorito, è una situazione che mi è già capitata altre volte. Per capitalizzare so che non devo preoccuparmi di niente e lasciar fare agli zuccheri che circolano nel mio sangue. Così, senza neanche rendermene conto, non che volessi preoccuparmene, mi trovo davanti a lei: faccia pulita, nasino perfetto, labbra sottili. Si vede che ha la pelle chiara, ma grazie a Dio il sole di queste settimane la fa sembrare quantomeno rosea. I capelli non sono biondo naturale, ma tinti. La canottierina nera che porta ha le spalline sottili e il mio lato estetico che in questi casi viene sempre alla luce mi dice che l’abbinamento con la mini gonna bianca è più che azzeccato. Il sedere è da urlo. Il resto è inutile, per lo meno, per quelli che sono i miei obbiettivi, il resto è inutile. Cercando di parlare piano, comincio a sparare una marea di minchiate, mi vengono così. Gli scrittori di fine otto-inizio novecento lo chiamavano stream of consciousness, flusso di coscienza. Io penso solo che è una gran figata. Lei sgama subito la mia ubriachezza molesta, ma ride ne è come divertita. Il passo ad offrirle da bere è breve. Decido io anche per lei. E’ il momento del Mai Tai da disco: all’apparenza dolce grazie ad un sapiente uso di succo d’arancia e granatina, ma il rum chiaro unito a quello scuro fanno presto il loro lavoro. I due sorsi con cui secca il cocktail mi fanno capire probabilmente ha avuto una serata come la mia, la amo. Io la guardo, quando accenna ad un sorriso le faccio compagnia con il mio, speriamo
Dopo quelli che sembrano anni lei smette di parlare, così i miei zuccheri decidono: bacio. La mia lingua fredda come e per il ghiaccio, sembra divertirla. Lei è brava, forse dolce, che buona che è la granatina. Non rifiuta le mie mani, che raggiungono l’obiettivo. L’unica cosa a cui penso è che spero di essermi allontanato abbastanza dal bancone e di essere, istintivamente, finito in un angolino tranquillo. In fondo, lo spettacolo è solo per me. Dopo quelli che sembrano secondi, sento che il suo corpo mi scivola. Ecco, ho rovinato tutto: sto cadendo per terra. Mentre aspetto il contatto con il pavimento, mi accorgo che questo non arriva. Mi concentro, e vedo che sono ancora in piedi. Nello stesso momento mi accorgo di un’altra ragazza, molto più carina della mia bionda, che me la trascina via con un’espressione tra il divertito e l’incazzato. Le seguo col lo sguardo, passano davanti al bancone, davanti ad un divanetto che ospita un Hetz collassato e poi spariscono in direzione dei bagni, dove c’è l’uscita.
Beh, mia bionda. Addio.
  • White Lord
  • Offline
  • Direttore Editoriale
  • Messaggi: 1188
"Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher."

Re: [#3] Addio 04/06/2010 20:26 #65

ADDIO di icarothelight


Non credo sia gioia questa.
No, davvero non penso.
Ti seguo con lo sguardo andar via ed ancora non smetto di non respirare. Mi guardo intorno:
ho poco da vedere... tutto è scomparso.
Non vedo l'alito che mi scompigliava i capelli, ma ancora avverto l'impeto del tuo passaggio. Non vedo il bimbo che discuteva con l'erba, ma scopro l'erba ed il bimbo, in un impossibile abbraccio.
Non vedo i sorrisi finti ed inutili di donne innamorate dell'idea di ciò che avrebbero voluto, ma vedo bene i loro corpi, che nuotano nell'irrefrenabile corsa della morte.
Non vedo le chiese, che vogliono farti capire le cose, ma vedo mille altre cose, che sarebbero potute essere meglio di un semplice amen.
Non vedo le banche, i loro soldi... i loro impiegati dal sorriso lunare, ma vedo l'inutilità di quei pezzi carta... solo buoni per farne aeroplani.
Non vedo le ragazze in bikini, che sfidano gli occhi di tutti, ma vedo i costumi, le stoffe... che riempiono il nulla e s'infrangono tra i rami.
Ho poco da sorridere...eppure lo faccio.
E' così bello vederti andar via.
Domani, lo giuro cambierò le cose...
Pukhet, Thailandia 27 dicembre 2004
  • White Lord
  • Offline
  • Direttore Editoriale
  • Messaggi: 1188
"Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher."

Re: [#3] Addio 04/06/2010 20:27 #66

Ragazzi chiedo perdono.
Solo ieri sera ho chiesto ancora tre giorni per scrivere un racconto che ora so, non potrò scrivere mai.
Me ne scuso. Non amo far perdere tempo ma, ancora di più, mi da fastidio farlo perdere agli altri per colpa mia.
La realtà è complessa, questo lo sapete tutti, ma la mia vicenda personale, sta, in questi giorni, diventando caotica.
In questo caos, Hattrick è il mio momento di svago, di evasione e questa Fed, mi consente di lasciare lente le briglie della mia fantasia.
Avete diritto ad alcune, seppur sintetiche spiegazioni.
Da qualche tempo ho cambiato lavoro, non datore, ma servizio. Non è difficile emergere per competenza nella pubblica amministrazione e il nuovo dirigente, ha pensato bene di “coinvolgermi”, la parola esatta è però “sfruttarmi”, per risolvere un’infinita serie di rogne atavicamente insolute.
A questi impegni lavorativi, a cui avrei fatto comunque fronte, si è però aggiunto un nuovo impegno. La notizia è per ora riservata, per cui, vi prego, tenetevela per voi.
Mi candido alle elezioni amministrative a Roma, nel mio Municipio! Oltre a questo sarò il coordinatore della campagna elettorale di un mio amico che invece si candida al Comune.
Da quando ho preso questa decisione, le riunioni si stanno susseguendo a ritmo forsennato.
Ieri sono andato dal mio capo e gli ho lasciato sul tavolo la domanda di trasferimento, ovviamente rifiutata, l’unica cosa che ho ottenuto è una sorta di flessibilità sull’orario, “purché il lavoro non ne risenta”.
Stamattina guardavo la mia agenda, gli impegni segnati fino al 3 marzo, credo non mi consentiranno nemmeno di rifugiarmi a leggere in bagno, come ho sempre fatto. Probabilmente non avrò nemmeno tempo per dormire a sufficienza.
Ho programmato una serie di riunioni, di pranzi e di cene, che annichilirebbe chiunque.
Non mi resta quindi che prendere la decisione più difficile e triste.
Lascio Hattrick (unica connessione che effettuerò sarà per controllare l’allenamento e settare la formazione per non perdere la squadra), e di conseguenza anche la Fed, probabilmente non sarà per sempre, ma non credo di tornare prima dell’estate.
Un caro saluto agli amici con cui mi sono confrontato in questo poco tempo trascorso con voi.
Addio a tutti.


ADDIO di dododudu
  • White Lord
  • Offline
  • Direttore Editoriale
  • Messaggi: 1188
"Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher."

Re: [#3] Addio 04/06/2010 20:32 #67

ADDIO di Jos_4


La morte è come un Natale. Un Natale dark. No, non spaventi l’ardito e oltraggiosamente laico paragone, non lasciate che vi piloti a cestinare queste righe prima d’averne goduto, concedetemi di spiegare cazzo, perché non sono un imbecille (“sono pure diplomato”, azzardava un napoletano) e sono altresì convinto che sotto sotto qualche connivenza ci sia. Ragioniamo. La morte è un deus ex machina che genera il ritrovo di tutti i parenti insieme sotto il medesimo tetto, per esempio, donando la ghiotta (…) occasione di rivedere facce semisconosciute di cugini che abitano a 25 chilometri da te ma con i quali non ti incontreresti altrimenti mai. Chissà perché, nell’era dei telefonini, del web e del “tutto intorno a te” (attenzione, da pronunciare come foste una prosperosa bambola australiana). Parimenti, è il pretesto per palesarsi più buoni, perché giocoforza non puoi comportarti da stronzo mentre il vecchio prete sciorina l’omelia del caduto e quindi, ipocritamente, solerti cognati per qualche ora smetteranno di squadrarsi in cagnesco e si scambieranno cordialmente i fazzolettini per frenare le lacrime. Che poi le guance si righino per mera opportunità, signori e signore, questa è un’altra e ben più attraente storia. Magari conserviamola per la prossima tornata di racconti. Inoltre, scusate il parallelo sempre più macabro, la morte fornisce una (pur squallida) possibilità di ricevere una sorta di doni, come ogni 24 dicembre notte che si rispetti sotto le lucine lampeggianti dell’abete finto acquistato presso l’ipermercato di turno, poiché allorché la vecchissima zia-zitella Fausta volerà all’altro mondo, pace all’anima sua, qualche fortunato nipote si ritroverà in eredità con un appartamento, una somma di denaro, un quadro pregiato, un cane zoppo… Eccetera, eccetera, eccetera.
Ok. Potrei andare avanti a lungo con queste soavi storielline che analizzano i motivi per i quali la morte e il Natale sarebbero figli della stessa sfacciata mamma, ma preferisco fermarmi qua. Già, perché quanto sopra mi rende orgoglioso e mi pare sia sufficiente per permettervi di scorgere attraverso il mio verbo, come fossi un novello e più figo Cicerone, la faccia luminosa della medaglia che nella terra della Regina (che Dio ce la salvi, ma oramai non reggerà a lungo. Dicono sia addirittura coetanea di Napoleone, tanto è attempata. Cosa, dite che il primo ad andarsene sarà Carlo? Può darsi. In ogni caso, per me il Principe del Galles è lì che gufa da almeno un ventennio. Il suo scrittore preferito è Machiavelli. Vuole la poltrona più comoda) additano quale ‘died’. Insomma, la morte non deve, non vuole necessariamente essere caratterizzata in negativo: le corrispondenze positive non mancano, eccome se non mancano. Il concetto è chiaro e semplice, ma gradirei mostrarlo anche attraverso un ulteriore punto di vista. E allora scivoliamo verso un altro argomento, grazie a un abile gioco di euristiche mnemoniche che mi trascina in tempi remoti, e che mi autorizza a narrarvi quel che mi accadde, secoli or sono, in prima elementare. Siete curiosi? Bene, basta non cambiare canale. Pubblicità!
“Tutto intorno a te”, annuncia una prosperosa bambola australiana. Ma… L’abbiamo già sentita questa frase, o erro?
Fine della pubblicità! Ricordo che… Sì, ecco, la professoressa di arte mi chiese di scrivere delle parole a caso con un pennarello, scegliendo però per ogni vocabolo la tinta che maggiormente ne rendesse l’idea. Tipo ‘sole’ con il giallo, ‘cielo’ con il blu, e così via. Un esercizio idiota (e tuttavia indirizzatore dei miei studi universitari: precisamente, un’anticipazione della teoria di quello stordito di Hjemslev, oserei dire, con le balle sul rapporto ‘significante-significato’ che ogni stramaledetto professore di letteratura, semiotica, estetica e chi più ne ha metta argomenta, incurante che oramai quelle nozioni siano già state apprese quindici anni prima. Ma non divaghiamo. Torniamo alle elementari). Quel giorno io, ancora stupido e illuso ragazzino, per altro invaghito (pensa te…) della montanara Tiziana, tratteggiai la parola ‘addio’ con il nero. Con il nero! Pensavo fosse matematico: addio uguale malinconia. Che formale banalità. Che errore madornale. Che concezione della vita limitata… Se ragionassi ancora così, tutto il discorso in apertura di questa folle elucubrazione andrebbe dunque a farsi sfottere! Cazzo. Invece sono cambiato. Ho capito come gira il mondo. Fornitemi oggi la bustina dei pennarelli, e con molta nonchalance estrarrò il rosso. Consumerò l’intera cartuccia, e infine ricamerò l’opera con gocce del mio sangue. Viva il rosso, il rosso al potere (ehi, no, non sono un comunista. E’ solo un esempio della stridente eppur veritiera diversità).
Ah, ah, ah. Adesso sto meglio. Mi sono liberato di questo peso. E’ piacevole istruire i profani. Gente, ricordate, non bisogna mai fermarsi dinanzi alle apparenze. Io amo i particolari. La morte non è solo tristezza, l’addio non è necessariamente venato di amaro. Capito? Bene. Ho finito. Quasi. Vi sento, eh. Cos’è che dite, sarei da rinchiudere?, sarei patetico? Grazie, molto gentili, ma forse voi – poveri ignorantoni – non sapete che tale termine deriva dal greco ‘pathos’, il quale a suo volta significa ‘drammaticità, forza espressiva’ (Dizionario De Mauro docet). Oh, cari, tutto ciò mi lusinga. Mi considerate dunque un attore, un sensibile, un donnaiolo, un Tristano, uno Shakespeare. Ne terrò conto. Domani, però. Per ora ci fermiamo qui. Stavolta ho finito davvero. Sono stanco. Vado a bere un Martini, il mio elisir di lunga vita, al Bar Mario. Un locale storico, dovreste venirci. Chissà cosa direbbero i vecchi se non ci fosse più. Non è la solita birreria conformata. Io frequento solo i posti nei quali comprendono le differenze. A dopo, quindi. Addio. Buon Natale.
  • White Lord
  • Offline
  • Direttore Editoriale
  • Messaggi: 1188
"Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher."
  • Pagina:
  • 1
Tempo generazione pagina: 0.66 secondi
Copyright © 2019 UniVersi. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.