"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)
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ARGOMENTO: [#6] Gelidi tramonti (racconti)

[#6] Gelidi tramonti (racconti) 16/06/2014 00:01 #11757

"Gelidi tramonti
un tempo erano fuoco sulla terra,
pallidi orizzonti,
le ceneri di un tempo che dovrà finire
gelidi i tuoi occhi
due orbite in un cielo senza luce."
La Glaciazione - Subsonica



Gelidi tramonti è il tema della sesta tornata di UniVersi, c'è tempo fino al 31 luglio compreso per postare il proprio racconto in gara.


REGOLE
- Il limite massimo di battute consentito per questa tornata è 12000 (spazi compresi, titolo escluso). Potete controllare il numero esatto di battute dei vostri racconti su questo sito gratuito; utilizzate Firefox dato che con altri browser il conteggio non risulterà esatto.
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RACCONTI IN GARA

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Ultima modifica: 06/08/2014 17:49 Da gensi.
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Re: [#6] Gelidi tramonti (racconti) 24/07/2014 21:26 #12015

I Super-Soleadi

Era il primo progetto d’una certa importanza per Giorgio.
Dopo solo pochi anni di gavetta era diventato il responsabile marketing d’una importante società.
Di lì a sei mesi ci sarebbe stato il lancio del “Soleado” ed il suo incarico era quello di creare uno spot televisivo di un minuto e trenta massimo, possibilmente rimontabile in tagli da trenta secondi, che avrebbe invaso televisioni e radio.
“Soleado” sarebbe stato il brand di una serie di gelati a vari gusti tropicali, molto estivi e colorati.
La società richiedeva un taglio pubblicitario originale, possibilmente ironico e che rimanesse impresso nella mente dei nuovi potenziali consumatori. Il target sarebbe stata una fascia d’età adolescenziale ma senza dimenticare però anche la parte più adulta.
Fissato anche il budget entro il quale rientrare, Giorgio cominciò a muovere le proprie pedine sullo scacchiere delle conoscenze per vedere come far collimare al meglio le esigenze di tutti.
Essere originali, con un gelato preconfezionato, era sempre più difficile. La concorrenza era stata spietata nel corso degli anni proponendo idee rivoluzionarie e vincenti di anno in anno.
Poi, una mattina, lungo il tragitto della Metro, ebbe un'idea.
Soleado sarebbe diventato animato. Con le sue conoscenze di studi d’animazione a basso costo in India, era più che convinto di poter trasformare quello stecco colorato ma anonimo, in un super-eroe estivo senza spendere milionate e rientrando appieno nei budget prefissati.
Ma quale poteva essere il potere nascosto di Soleado?
Varcata la soglia dell’ufficio, salutò frettolosamente i colleghi dai vetri delle loro stanze, si rifugiò nel suo piccolo studio e cominciò a trascrivere in malo modo, su un foglio di carta, idee sparse e primi bozzetti.
Il Soleado divenne presto “I Soleadi”. I protagonisti sarebbero stati tutti e cinque i gusti, ognuno con la propria personalità ed il loro inconfondibile colore ma uniti insieme nella stessa squadra per sconfiggere un nemico comune.
Deciso ciò, ora serviva una storia e, soprattutto, serviva un nemico comune credibile che potesse trasformare quel minuto e mezzo nella trionfale vittoria dei buoni contro il cattivo.
Il tempo a disposizione per presentare lo scenario, presentare i protagonisti e dargli un po’ di azione era limitato; bisognava quindi studiare con attenzione la sequenza per evitare l’effetto confusione.
Le prime settimane volarono.
Giorgio aveva preparato parecchi bozzetti, aveva ricevuto anche alcune versioni digitali che non lo soddisfacevano del tutto ed era in trepida attesa di quest'ultimi, praticamente definitivi, prima di inviare allo studio d’animazione la sequenza finale che aveva progettato.

Mr. Glace stava attanagliando l’intero pianeta Terra con il suo oscuro potere. Ribellatosi alle forze del bene, aveva sviluppato un’energia in grado di raffreddare i raggi solari.
Per questo, ogni giorno, seguiva il corso del sole e ne congelava i raggi che venivano a riscaldare il pianeta Terra.
Il risultato era devastante al punto che, gli esseri umani, non potevano più godere del tepore delle ore illuminate. Quest’energia algida infatti ricopriva il Sole visto dalla Terra d’un fittizio velo grigiastro rendendolo impotente di trasferire il suo naturale calore.
Se all’alba quest’effetto era invisibile non lo era invece al tramonto laddove il sole che tutti conosciamo, d’un colore incandescente e vivo, si trasformava in un’enorme sfera anonima e fredda, simile a quella dei lampioni pubblici.
Ma non quest’estate.
Il Sole, riconoscente verso i terrestri, aveva deciso di inviare “I Soleadi” a tutela della Terra. Anche Mr. Glace infatti, come ogni vero cattivo, aveva un punto debole: amava la frutta tropicale. E così, I Soleadi, con il potere della loro frutta, avrebbero addolcito anche Mr. Glace trasformandolo da cattivo a buono. A patto però che potesse continuare a godere della loro squisitezza per il resto dei suoi giorni.
Fu così che venne anche automatico il posizionamento della pubblicità:

Soleado
Mai più gelidi tramonti


Ricevuta la versione definitiva della clip, Giorgio fissò l’appuntamento con la Direzione Generale e la Direzione Commerciale per far loro la presentazione ufficiale dell’operato.
I tempi erano divenuti stretti e, pur rientrandoci, s’era ridotto quasi alla fine. Cosa che non piaceva molto ai vertici vista l’effettiva possibilità che il lavoro potesse non piacere e che si dovesse lavorare all’ultimo a qualcosa di affrettato.
Giorgio fece un brevissimo riassunto del target a cui era orientato il Soleado e poi «fece parlare le immagini» come disse lui stesso prima di avviare la proiezione.
Il minuto e mezzo venne interrotto dagli applausi finali.
Giorgio pensò d’aver colpito nel segno ma di lì a poco capii che quelli erano applausi di circostanza e non di gratificazione.
Nonostante la parte commerciale rimase ben colpita al punto da sbilanciarsi già sull’eventualità di creare dei pupazzi da regalare con i gelati, la parte della Direzione Generale e, su tutti, l’Amministratore Delegato, parvero non gradire affatto l’immagine che si voleva dare del loro nuovo gelato.
Proprio lui, l’Amministratore Delegato, liquidò Giorgio con qualche frase di circostanza chiudendo inevitabilmente il briefing con un:
«Complimenti per l’originalità»
...
«Teniamola in stand-by»
...
«Potrebbe tornarci utile per qualche altra occasione»
...
«Grazie per averci provato…».

Ecco, Giorgio accettò tutto perché ci sta, nel gioco delle parti aziendali. Ma non l’ultima frase. Quel ringraziamento sembrava la chiosa finale del conduttore di qualche tristissimo quiz televisivo.
“Provato di cosa? Io ci ho lavorato duro buttandoci l'anima... Poi può non piacere ma almeno riconoscimi lo sforzo maledetto stronzo”.
Questo continuò a pensare lungo il tragitto che divideva la sala presentazioni dal suo piccolo studio.
Ormai il resto degli uffici era deserto.
Raccattò un paio di effetti personali e si avviò verso la timbratrice convinto com’era che fosse l’ultima volta. Era troppo arrabbiato per l’esito della sua presentazione e non sarebbe più voluto tornare a lavorare tra quelle quattro mura.
Montò in macchina e si diresse in piscina come tutti i giovedì dei suoi ultimi due anni.
Indossò la cuffia, infilò le ciabatte e si diresse alla corsia del nuoto libero, la numero due.
Proprio nella frazione di secondo che lo divideva tra la terra e l’acqua, l’Idea parve entrargli nel cervello passando dalla pupilla trasformando quel tuffo in un qualcosa di speciale: si sarebbe chiamato Solero quel nuovo gelato e sarebbe così diventata una storia ancora viva a tutt’oggi.
Fragmina verborum titivillus colligit horum
Quibus die mille vicibus se sarcinat ille.
Ultima modifica: 24/07/2014 21:28 Da Titivillus.
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Re: [#6] Gelidi tramonti (racconti) 28/07/2014 19:55 #12022

Sunshine


Prima la luce, poi il buio. Di continuo.
Luce e buio, sempre alternati, con la stessa frequenza.
Da quante ore stava andando avanti questa tortura? Casian aveva perso il senso del tempo.
Comincia a fare freddo, la fine è vicina.
Sentì la mente scivolare via e pensò che forse lasciarsi andare sarebbe stata la soluzione migliore, o magari quella più facile; ma l'istinto di sopravvivenza e l'intenso addestramento a cui si era sottoposto negli ultimi anni lo costrinsero a reagire, a fissare il pensiero su qualcosa, su qualcuno.
Anna, non vieni a salutarmi?
La donna apparve davanti a lui, come una settimana prima.
Sei sicuro di partire?
Una domanda stupida, a primo impatto, ma Casian conosceva l'arguzia della moglie: dietro un quesito del genere c'erano mille cose non dette. Era il suo lavoro, come lei ben sapeva, ma si erano sposati da meno di un anno e lei era all'ottavo mese di gravidanza, quindi si sarebbe perso la nascita del loro primo figlio. Rinunciare a quella missione lo avrebbe probabilmente tagliato fuori dal programma spaziale, ma per lui sarebbe sempre stato pronto un comodo lavoro da ufficio, forse vicino a casa. Oddio, magari anche lontano, ma sarebbe stato comunque più vicino di centomila chilometri nello spazio.
Certo che sono sicuro. E vorrei che lo fossi anche tu...abbracciami dai.
A Casian venne naturale stringere le braccia anche lì, nel nulla, ma la tuta lo rendeva goffo e il movimento rallentato lo riportò immediatamente al presente.
Il freddo era sempre più pressante.
Sta cedendo il termoregolatore della tuta, significa che presto finirà anche l'ossigeno.
Luce, buio, senza sosta.
Chiuse gli occhi, anche se sapeva di non doverlo fare, ma non ne poteva più di quella giostra a intermittenza. Si ritrovò seduto nella cabina di pilotaggio, insieme ai due copiloti, come qualche ora prima. Nelle orecchie aveva di nuovo il countdown della torre di controllo di Houston.
Tutti i sistemi sono operativi, siamo pronti al decollo. Dieci, nove, otto, sette...
Sì, siamo pronti al decollo, e siamo anche pronti a schiantarci sulla stazione orbitante. Scommetto che non ve lo potreste mai immaginare voi cervelloni di Houston, eh? Eppure succederà, sì che succederà. Un maledetto asteroide ci colpirà quando staremo per eseguire la manovra di frenata e di attracco alla stazione, mandando in avaria i sistemi di pilotaggio.
E che schianto che sarà Houston! Ne vedrete delle belle! Non ho neanche idea di dove siano finiti gli altri. L'unica cosa che so è che io sono qui, da solo, nel nulla, in direzione nulla. Anzi, in direzione morte.

Casian riaprì gli occhi e la cabina di pilotaggio svanì, lasciando posto all'universo sconfinato, puntellato di una moltitudine di stelle. Gli venne in mente la citazione di Confucio che si era tatuato sull'avambraccio sinistro: “Le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell'infinito.”
E se fosse davvero così? Beh, forse presto lo scoprirò.
Sentì che stava raggiungendo la pace di chi è davvero consapevole di morire; quella che viene solo dopo la rabbia, la tristezza, la rassegnazione.
Sarebbe potuta essere perfino una bella morte, circondato da quell'incredibile scenario, se non fosse stato per quel tremendo fastidio dato dal continuo passaggio dalla luce al buio: il destino aveva infatti voluto che lo schianto lo portasse a girare su se stesso, senza fine, per il resto dell'eternità, mentre si allontanava nel vuoto più assoluto. Il sole spuntava da destra, per poi attraversare la sua visuale e scomparire a sinistra, tornandosene dietro il casco. La visiera dorata aiutava a sopportare il bagliore, ma non eliminava del tutto la bianca luce che veniva dalla stella.
Forse dovrei essere felice di avere il sole che albeggia e tramonta di continuo, solo per me, per chissà quanti anni a venire...
Cercò di convincersi di questo, mentre apriva il casco e guardava il sole ad occhio nudo, per l'ultima volta.
Fragmina verborum titivillus colligit horum
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Ultima modifica: 28/07/2014 19:55 Da Titivillus.
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Re: [#6] Gelidi tramonti (racconti) 31/07/2014 16:21 #12023

Diari di viaggio

- Buonasera e benvenuti a tutti voi telespettatori di History Channel 3000. Questa sera abbiamo come ospite Carlos Roy Papango, che avrete sicuramente sentito nominare in questi giorni per il fantastico ritrovamento che permette di fare nuova luce sui fatti che hanno messo a rischio estinzione gli antenati di tutti noi, un migliaio d'anni fa.
Carlos come hai trovato questo materiale? raccontaci la tua incredibile storia!

- Salve a tutti. In effetti questo ritrovamento è davvero unico e, come sostengono gli storici che hanno analizzato i reperti, sarà ora possibile riscrivere una buona parte della storia del nostro pianeta. Ma partiamo dal principio... L'azienda che dirigo, la Mansant Company, che tutti conoscono per la grande produzione nel campo dell'agricoltura biotecnologica e per la produzione dei chip sottocutanei, ha deciso di sviluppare la propria attività realizzando il più grande centro di elaborazione e controllo dei dati che provengono da tutta la popolazione mondiale. Un edificio che si estenderà per 110 piani all'esterno e 33 piani sotto terra, divenendo così la più grande opera sotterranea esistente. Per la collocazione cercavamo un posto altamente simbolico e non potevamo che scegliere la zona del World Trade Center di Sahara City, il cuore pulsante dell'economia mondiale. La mia famiglia da molto possedeva una palazzina proprio lì e ho deciso di conferirla alla Mansant a questo scopo. Sono così iniziati grandi lavori.

- Bene Carlos! Quindi, sintetizzando, proprio negli scavi per per questo nuovo e imponente edificio sono stati recuperati questi diari, incredibilmente conservatisi a tutte le drammatiche vicende che sono accadute all'umanità! Hai scoperto qualcosa in più sulla loro origine?

- Certamente, abbiamo trovato questi reperti e subito ci siamo resi conto della grandezza di quanto scoperto, sono arrivati gli esperti che hanno consentito di conservarne l'integrità e ora se ne sta approfondendo i contenuti.
Devi sapere che la mia famiglia vive a Sahara City da molte generazioni, ma come tradisce il mio cognome, i miei avi abitavano nella antica zona dell'America Centrale, nell'isola di Cuba in particolare. I diari sono stati scritti prima in Italia, poi a Cuba da una giovane italiana che nell'isola ha conosciuto i miei avi ed insieme a questi è poi avventurosamente riuscita a raggiungere l'entroterra sahariano.

- Quindi questi cinque quaderni raccontano proprio questo diario, insomma proprio una descrizione di quanto hanno vissuto quando è iniziato quel grande sconvolgimento del nostro mondo che tutti ben conosciamo.
Vediamo insieme a tutti voi da casa, in anteprima assoluta, i primissimi testi che sono stati diffusi dai tecnici che stanno ancora lavorando agli scritti.
Leggiamoli a video!

Martedì 01 luglio 2014
Finalmente ho prenotato le ferie.. Che soddisfazione!!! Io, Marta e Giovanna tra un mese esatto andremo finalmente a Cuba! Già stiamo sognando le spiagge tropicali, i tramonti, le notti tra balli, mojito e cubani naturalmente!!! La ragazza dell'agenzia ci ha tenuto lì a lungo, spiegandoci quasi tutto della vita cubana, cosa fare e cosa non fare.. Non vedo l'ora d'esser lì. Dimenticarmi del lavoro, delle corna di quello stronzo di Marco e della pioggia che anche oggi ha contraddistinto tutta la giornata.. per fortuna con questa bella vacanza prenotata per me c'è comunque il sole!


Mercoledì 09 luglio 2014
Ma che schifo di tempo.. non passano un paio di giorni senza che piova. Ieri il tempo sembrava migliorare e mi ero presa un permesso per andar al mare oggi pomeriggio.. Ovviamente s'è messo a piovere ed era freddissimo.. e mi son rifugiata a far shopping al centro commerciale.. per carità una bella consolazione, ma mi secca presentarmi nelle spiagge di Cayo Largo bianca come una mozzarella. Mi sa che toccherà recuperare al centro abbronzatura sotto l'ufficio.



Sabato 20 luglio 2014
Oggi la mia collega è venuta in ufficio con il maglione... il 20 luglio! Ma si può essere così fuori di testa? Va beh che non è per nulla caldo (per la gioia della Carla e degli altri titolari che quest'anno non hanno ancora dovuto accendere l'aria condizionata... i taccagni!) ma insomma.. il maglione mi è sembrato davvero troppo. Come l'abbiamo presa in giro!
Per fortuna tra poco me ne vado al caldo tropicale, saluto tutte queste sclerate e le lascio al loro “novembre fuori stagione”..
-10 e si parte!



Giovedì 31 luglio 2014
Domani si parte!!!!!! Ho già finito tutti i bagagli, la tecnica della lista è sempre la migliore. In compenso Giovanna continua a chiamarmi in preda a mille ansie.. mi fa troppo ridere! Continuo a dirle che anche se ci scordiamo qualcosa possiamo comprarcelo lì senza problemi visto in cambio favorevole, ma niente.. è fatta così!
Piuttosto comincia a preoccuparmi il maltempo. Se domani c'è questa pioggia e questo vento sarà dura prendere l'aereo.
Cuba arriviamo! Anzi.... Cuba llegamos! (meglio prepararsi con la lingua)


Sabato 02 agosto 2014
Prima pagina scritta in suolo cubano! A dir il vero avevo provato a proseguire questo mio diario già in volo ma le turbolenze mi hanno fatta star malissimo. Giovanna e Marta hanno anche vomitato... Che temporale che abbiamo trovato! Per fortuna qui non piove. Oggi riposo assoluto e tante nanne.. Poi alla scoperta de L'Avana, mercoledì trasferimento a Cayo Largo e spiaggia a manetta! Non vedo l'ora di provar la vita cubana.. ma ora troppo sonno. Urgono nanne per smaltire il jet lag e la tensione d'un viaggio così movimentato!


Lunedì 04 agosto 2014
Le prime esperienze di vita cubana mi stanno davvero entusiasmando! Avrei un sacco da scrivere ma lo farò nei prossimi giorni, magari in spiaggia.. ora sono troppo stanca, ma anche contentissima. Giriamo tutto il giorno, conosciamo un sacco di persone, quando ci vedono per strada tutte e tre insieme ci chiamano e ci vengono a conoscere.. stasera abbiamo ballato fino allo svenimento. L'uomo cubano non ha paragoni, altro che Marco. Per fortuna Marta ha conosciuto Ronald Pagango, ci ha fatto lui da tassista e da guida.. è molto premuroso e ci assiste in tutto.
Sia ieri che oggi siamo stati a vedere il tramonto dalla fortezza del Morro, uno scenario indimenticabile.. ma sinceramente fa un certo freddo, mentre guardavo il sole scomparire nell'orizzonte tropicale e avevamo i brividi, non solo dallo splendido e romantico scenario. Almeno Marta aveva Ronald a scaldarla! Comunque anche i cubani dicono di non aver mai visto un freddo così di questa stagione.
A proposito di tempo, in hotel abbiamo visto un momento di tv italiana.. dicevano che la mia Milano era mezza sott'acqua per l'esondazione di un paio di fiumi, non ho capito bene quanto grave fosse la cosa perché poi il collegamento satellitare è saltato. Speriamo bene....


Mercoledì 06 agosto 2014
Volo per Cayo Largo saltato porca troia!!!
Dicono che il tempo peggiorerà parecchio.. dicono che qui le previsioni sono molto precise... dicono di non aver mai visto una cosa simile.. dicono.. dicono.. e intanto per noi niente spiaggia! Cazzoooooooo


Giovedì 07 agosto 2014
Ma che succede... Qui diluvia e fa un freddo pazzesco per questi posti. A Marta hanno pure rubato due maglioni dalla camera d'albergo. Qui di certo non se ne vedono molti ma oggi son serviti.. e io che l'avevo presa in giro per averli portati.
La cosa sconvolgente però me l'ha scritta via sma mia zia Anna sotto shock.... a Pinzolo sta nevicando... ad agosto!
Vorrei chiamare i miei ma oggi è saltata la corrente e non riesco a ricaricare il cellulare. Speriamo la torni presto. Intanto non mi resta che godermi il tramonto dalla vetrata dell'hotel, tra i rivoli di pioggia e con una copertina improvvisata sulle spalle. Ho un po' di ansia..


Domenica 17 agosto 2014
Riprendo a scrivere dopo tutti questi sconvolgenti giorni. Non so cosa succeda ma so che sembra il più rigido degli inverni al polo nord. La gente è in preda al panico. Il nostro hotel, situato sul malecon, lungo la costa, è stato sgombrato per sicurezza e noi siamo finite a casa dei Papango. Ci stanno ospitando, ma si sfiora il dramma ogni istante. Per scaldarci bruciamo legna in continuazione, ma sono la pioggia e il livello del mare a preoccupare di più. Qui la popolazione era abituata a vivere con 30 e più gradi, non sono preparati a ciò.. tanti non hanno nemmeno i vetri in casa, come si possono difendere dal freddo?! Ci sono molti morti e siamo isolati.. oggi dovevamo prender l'aereo per tornare a casa.. chissà come è la situazione in Italia. Chissà a casa che succede.. Chissà Marco come sta...


Settembre 2014
Abbiamo perso il senso del tempo, lottiamo ogni giorno per sopravvivere, per scaldarci, per trovar qualcosa da mangiare... Giovanna sta malissimo. E' stesa in un letto improvvisato, ricoperta da tutto ciò che abbiamo, delira in continuazione e quando non lo fa prega e il fiato che si vede uscire dalla bocca quasi ricopre tutto il suo corpo tremante ed esile.. non riesco più a guardarla!
La mamma di Ronald è morta qualche giorno fa. Pensiamo a un modo per andarcene.. non ha senso aspettar la morte qui. Non si può...


n.d.
Domani si parte.. in barca.. io, Marta, Ronald, suo padre, due cugini e la sua nipotina. Non so che succederà, ne se scriverò ancora. Prego Dio che ci liberi da tutto questo, che il viaggio ci conduca verso un posto caldo.



- Benissimo signori, queste le pagine sconvolgenti ed emozionanti che raccontano come questa giovane donne abbia vissuto l'inizio dell'ultima glaciazione, quella che ha seriamente rischiato rende la Terra un pianeta completamente disabitato. Ma noi siamo qui mille anni dopo e sappiamo com'è andata a finire fortunatamente!
Ringraziamo Carlos Roy Papango per la sua disponibilità e visto che ci siamo anche la Mansant, che tra l'altro è nostra azionista, per il fondamentale contribuito alla rinascita della nostra civiltà.
Per sapere, invece, che avventure ha dovuto superare la nostra autrice e gli avi di Carlos, dovremmo aspettare che gli esperti ci diano i testi degli altri quattro diari. Speriamo già per il prossimo speciale, naturalmente sempre qui, su History Channel 3000!
Fragmina verborum titivillus colligit horum
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Re: [#6] Gelidi tramonti (racconti) 31/07/2014 23:46 #12024

La Grande Armata

Bianco, era tutto bianco. Le desolate steppe della Russia sud occidentale si fondevano all’orizzonte col cielo plumbeo, creando un’atmosfera surreale. La neve, che scendeva costante da tre giorni, era l’unico elemento percepibile dai sensi ammutoliti dal freddo. La neve e il vento, ovviamente.
I logori mantelli dei soldati cercavano di nascondere i loro volti alla violenza degli elementi, un’impresa ardua. Migliaia di stivali lasciavano sporche tracce sul terreno imbiancato, formando una lunga scia di orme che fuggivano, esauste.
I resti di quella che un tempo era temuta come la Grande Armata avanzavano nel disperato tentativo di salvarsi. A guidare ciò che rimaneva dello sterminato esercito c’era l’imperatore, Napoleone.
Spesso a piedi, circondato dalla guardia imperiale, guidava i suoi uomini fuori da quella terra inospitale. Vi aveva messo piede sognando il dominio, ora lo calpestava pregando nella salvezza.
A metà Ottobre aveva deciso di abbandonare Mosca per affrontare il grosso delle truppe russe, guidate dal generale Kutuzov. L’attendismo esasperato dei russi aveva inizialmente infiammato gli animi francesi, troppo tardi avevano capito che la loro non era paura. Stavano semplicemente aspettando l’arrivo dell’inverno.
Con i russi che incendiavano campi e villaggi, la fame si aggiunse al freddo insopportabile.
I cavalli morirono a migliaia e furono macellati, enormi i bottini dispersi, mentre i feriti spesso erano abbandonati. L’imbattibile condottiero pareva rassegnato, un ostinato silenzio lo circondava, eppure rifiutava di arrendersi.
Alla fine del Novembre 1812 diversi corpi d’armata francesi si ricongiunsero sulla riva orientale del fiume Beresina, un serpente ghiacciato che si parava davanti a loro. La città di Borisov era stata presa qualche ora prima dalle truppe del Maresciallo Oudinot, a costo di grandi perdite. Ora egli osservava i ponti bruciati dal nemico.
-Ci hanno tagliato la via di fuga…- bisbigliò, esalando un piccolo alito di vapore.
L’improvvisa apparizione di un ufficiale della guardia imperiale lo distolse da quella vista.
-Maresciallo, l’imperatore vi porta i suoi omaggi per la presa della città-
-Onorato. Quali sono gli ordini?- rispose Oudinot di rimando, senza entusiasmo.
-Ci stabiliremo qui per riposare. L’imperatore chiede se è fattibile attraversare il fiume ghiacciato- disse l’ufficiale.
-No-
-Signore, ha mandato i soldati a visionare il fiume? I russi hanno incendiato i ponti e…-
-Questo lo vedo da me. Riferisci che è troppo rischioso passare il fiume, troppi uomini-
L’uomo sembrò esitare, quindi salutò e scomparve dalla sua vista.
- Jean Baptiste!- chiamò il Maresciallo.
Poco dopo un uomo emerse da una casa vicina, masticando avidamente un pezzo di pane raffermo.
-Signore- biascicò.
-Prendi con te ottanta Dragoni e vai a nord per cercare un guado attraversabile-
L’uomo impallidì. I soldati erano esausti, quasi assiderati, quella cittadina era per loro l’Eden in terra: pasti caldi, indumenti, riposo.
Il Maresciallo lo fissò, imperscrutabile.
-Signore stiamo ancora rovistando nelle case in cerca di cibo e vestiti, questi bastardi fanno di tutto per ostacolarci e...- si interruppe quando il Maresciallo si avvicinò.
Quest’ultimo gli posò stancamente una mano guantata sulla spalla, guardandolo dritto negli occhi.
-Ascolta, amico mio. So che sei esausto e così tutti gli altri, ma hai visto gli sbandati che ci hanno raggiunto?-
Con un cenno del capo Oudinot indicò l’estremità meridionale della cittadina, da cui continuavano ad affluire quelli che un tempo erano orgogliosi soldati della Grande Armata. Anche da quella distanza si intuiva la massa di disperati che tentava di tenere il passo col resto degli effettivi. Costituivano ormai un terzo delle truppe.
-Mi rendo conto, ma- riprese Jean Baptiste. Oudinot lo afferrò per le spalle con un vigore che lo sorprese.
-Hanno mangiato i loro stessi cavalli, e alcuni confermano episodi di cannibalismo tra quelle truppe! Jean Baptiste hanno mangiato carne umana, ti rendi conto? Avremmo potuto esserci noi al loro posto, non sono più uomini, sono fantasmi! Vuoi rivedere tua moglie e i tuoi figli?-
Il soldato osservò sorpreso le lacrime scendere dal severo volto del Maresciallo. Forse quella silenziosa ammissione di dolore, più che le sue parole, lo convinsero.
-Sissignore- disse solo a bassa voce.
-Ti prometto che premierò te e i tuoi uomini. Trovami quel guado e ti potrai rifocillare-
L’uomo annuì, accennò un saluto e si avviò verso alcuni cavalli urlando ordini.
Oudinot spostò nuovamente lo sguardo sui resti bruciati del ponte, moncherini di legno fumante che uscivano da una bara di ghiaccio.
-Che Dio ci aiuti-



Il piccolo contingente russo seguiva l’armata francese dalla presa di Borisov. La maggior parte dei soldati dello zar stanziava sulla riva occidentale del fiume, gli stessi cacciati dai francesi. I cinquanta cavalieri parlottavano seduti accanto agli animali, mentre l’ufficiale in seconda Pavel scrutava la cittadina, nascosto dai radi arbusti del poggio. L’ordine era di capire le intenzioni di Napoleone e riferire al generale Kutuzov.
-Guardali, guarda quei porci della guardia imperiale che viaggiano a cavallo- esclamò Peter, un gioviale soldato inseparabile dalla sua di fiaschetta di vodka.
-Ormai è un lusso, ne hanno persi così tanti che la maggior parte degli ufficiali si sono mischiati alla truppa- rise Aleksej -quelle fighette non sono abituati al freddo russo-
Qualche risata si diffuse tra gli uomini; solo uno sparuto gruppo di cavalleggeri rimaneva in silenzio, discosti dagli altri. Erano cosacchi. Cavalleria leggera, militari irregolari al soldo dello zar, non si mischiavano troppo coi soldati dell’esercito.
Il Capitano Michail Ivanovic dedicò una breve occhiata ai suoi, prima di tornare a osservare una rozza mappa della regione. Il possente ufficiale comandava quel drappello di incursori, trenta regolari e venti cosacchi, un gruppo piuttosto insolito. Una voce ai margini del campo zittì la brigata.
-Capitano, si muovono!-
Muovendosi con un’agilità inaspettata per un uomo della sua taglia, Michail Ivanovic si precipitò ai bordi dell’altura a fianco del secondo. Un nutrito gruppo di cavalieri era partito a spron battuto verso nord. Il veterano aggrottò le folte sopracciglia.
-Quei bastardi cercano un punto per attraversare il fiume- bisbigliò.
-Dobbiamo fermarli- rispose Pavel.
-Se trovano un punto stretto e poco profondo faranno attraversare l’esercito, bisogna intercettarli-
Il Capitano sapeva che Pavel aveva ragione, ma c’era un grosso rischio. I francesi in movimento erano certamente più numerosi, senza contare che un eventuale inseguimento poteva essere notato dal grosso dell’esercito nemico. La sua era cavalleria leggera, aveva il compito di osservare e riferire, non li avevano mandati lì per scontri campali.
Come a dar voce ai suoi pensieri, prese parola l’uomo a capo dei cosacchi. Non era un vero e proprio ufficiale, ma più un portavoce degli irregolari.
-Capitano, non ce la faremo. Siamo troppo esposti, meglio comunicare al comando-
Pavel non gradì l’intrusione.
-Ma che dici? Se li lasciamo andare potrebbero scovare un guado! Bisogna inseguirli! Michail dov’è finito il nostro onore, la nostra missione? Dove sono i guerrieri dello zar? Michail!-
L’espressione del vecchio soldato era indecifrabile. Il suo animo muoveva tra il buon senso e l’orgoglio ferito di chi aveva perso amici e famiglia a causa dell’invasore. Aveva la possibilità di vendicarsi e rendere un grande favore al suo paese, ma a carissimo prezzo.
Esalò un respiro colmo di apprensione, quindi ordinò di sellare i cavalli.


Pochi chilometri a nord di Borisov, un piccolo villaggio costeggiava il fiume ghiacciato. Il terreno aperto spazzato dall’aria gelida era perfetto per una carica di cavalleria. Michail Ivanov era alla testa dei suoi quando vide la fila dei francesi disposti su una linea curva, una mezzaluna minacciosa e immobile. Li stavano aspettando. Con un gesto del braccio li fece fermare. Subito Pavel gli fu al fianco.
-Come procediamo?-
Il capitano osservò i suoi uomini, sui volti leggeva attesa e timore. La cavalleria di Napoleone era leggendaria, le cariche devastanti dei Corazzieri e l’abilità degli Ussari erano qualità che avevano tristemente verificato sui campi di battaglia. Michail non sapeva quale reparto avessero di fronte e comprendeva appieno la loro paura. Ma non sarebbe tornato indietro.
-Se aspettiamo troppo rischiamo di essere presi alle spalle, inoltre potrebbero aver già trovato un posto adatto per attraversare il fiume. Facciamo quello che fa la cavalleria in campo aperto: carichiamo! Per lo zar! Per la Russia!- urlò lanciandosi al galoppo.
I suoi lo seguirono dappresso, mentre i cosacchi si staccarono sulla sinistra come ubbidendo a un comando silenzioso, per cercare di colpire il lato dei francesi.
Dall’altra parte, Jean Baptiste valutava impassibile la distanza dei nemici. Guardò soddisfatto i suoi, ottanta Dragoni coi moschetti puntati. Evidentemente li avevano scambiati per Ussari, celebri nel combattimento con sciabola, poco propensi alle armi da fuoco. Alzò la voce per farsi sentire.
-Mantenete il sangue freddo, siamo Dragoni di Francia. Abbiamo tempo per due o tre scariche, aspettate il mio segnale!-
Nessuno dei disciplinati militari mosse un dito, i moderni moschetti puntati contro i russi che avanzavano.
Passò qualche istante, il terreno vibrava leggermente sotto gli zoccoli nemici. Jean Baptiste alzò un braccio e urlò: -Fuoco!-
La prima scarica fu poco precisa, ma alcuni cavalli furono colpiti e incespicarono, mentre zolle di terra scoppiavano intorno agli attaccanti. La ricarica dei francesi fu veloce e precisa, ma prima che potessero replicare alcuni di loro sulla destra furono investiti dal fuoco nemico.
I cosacchi erano infatti più avanti dei compagni e avevano sparato in movimento con un’abilità sorprendente. Nonostante i danni limitati, la risposta aveva paralizzato per qualche attimo i Dragoni.
Jean Baptiste riprese il controllo.
-Sparate ai cosacchi, mirate tutti a loro! Seconda scarica e fuori le spade!-
Quell’ordine li salvò. I coraggiosi cosacchi furono falcidiati dalla scarica di quasi ottanta moschetti. I soldati di Michail Ivanov nonostante le perdite si gettarono con rabbia sulla linea francese, travolgendone il centro. Una ventina di Dragoni cadde sotto quell’impeto, ma il divario era eccessivo. I pochi cosacchi rimasti furono presto circondati da venti nemici e si arresero. Gli altri quaranta Dragoni non furono altrettanto clementi, caricando a loro volta i russi. Lo scontro si trasformò in mischia furibonda, molti scesero per battersi a piedi come Michail e Pavel. Per qualche tempo tennero a bada diversi nemici, poi d’improvviso un colpo di pistola azzoppò Michail alla gamba destra. Jean Baptiste sorrise dalla sua cavalcatura. I soldati dello zar combatterono con vigore, uccidendo almeno altri dodici Dragoni, ma alla fine si arresero al numero e alla maestria dei francesi. Su cinquanta attaccanti rimasero in vita sette cosacchi e otto russi.
Michail Ivanov crollò in ginocchio con un grugnito, la gamba maciullata dal proiettile. Fu atterrato da un soldato che gli puntò la lama alla gola e in tutta risposta sorrise.
Mentre la lama si alzava, egli lanciò l’ultimo affronto alla Grande Armata in un francese stentato.
-Siete un decimo di quelli arrivati, altra metà muoiono per passare il fiume...questa è la fine della armata, questa è la fine di Napoleone...-
La spada descrisse un ampio cerchio nell’aria, il sorriso rosso della morte si aprì sul collo del corpulento capitano, facendone sgorgare la vita sull’aspra terra.
Jean Baptiste distolse lo sguardo, frastornato dalle parole del morente. C’era ancora molto da fare, così cercò di scacciarle dalla mente, ma esse vi rimasero impresse a fuoco.
In quel momento il sole calò all’orizzonte ed egli, improvvisamente consapevole della verità di quell’anatema, riusciva solo a distinguere un gelido tramonto.
Fragmina verborum titivillus colligit horum
Quibus die mille vicibus se sarcinat ille.
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