"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)
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ARGOMENTO: [#4] Dialogo (racconti)

[#4] Dialogo (racconti) 24/08/2016 15:25 #17877

Scrivere dialoghi non è affatto semplice, lo sappiamo tutti. Molti riescono bene nelle descrizioni, oppure sanno ripartire bene un racconto, ma molti di più cedono qualcosa quando si tratta di far parlare qualcuno.

E allora ecco che a Lesaz e a me venne in mente di provare a cimentarci in un dialogo per obbligo, senza altri artifici narrativi. Nudo e crudo.

C'è tempo fino al 30/09 compreso

Il numero di battute dovrà essere compreso tra le 2000 minimo obbligatorio e le 6000 massimo obbligatorio. Potete controllare il numero esatto di battute dei vostri racconti su questo sito gratuito: CONTA BATTUTE

Il racconto dovrà essere composto solo e unicamente dal dialogo, niente didascalie o altri espedienti o strumenti narrativi.


- Compianti compagni campagnini (4785)
- Gatti (5937)
Ultima modifica: 30/09/2016 10:50 Da arturobandini.
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Re: [#4] Dialogo 06/09/2016 14:36 #17903

Compianti compagni campagnini

«Ma perché proprio io?»
«Che banalità, pensi di essere il primo che lo chiede?»
«Non si risponde con una domanda… rispondi e basta»
«Per lo stesso motivo per il quale sei nato»
«Non ho capito»
«Appunto»
«Appunto cosa?»
«Appunto che la tua è una domanda inutile visto che non sei in grado di comprendere la risposta. Perciò, finiamola con i capricci. Ti consiglio vivamente di fare come dico io. Ci eviteremo tutti e due ritardi e momenti molto più patetici di questo»
«No»
«Illuso. Perché mi costringi ad essere cattivo?»
«Sei ingiusto!»
«Ahahahahahahahah… non ci posso credere. Tutti le stesse cose ripetete. Proprio io che, invece, adopero medesimo trattamento per tutti, nessuno escluso, a prescindere…»
«Ma io voglio contrattare»
«Contra-cosa?»
«Dai su… tutti lo sanno che si può contrattare con te»
«No comment. Pensi davvero che io sia un personaggio di qualche film o di qualche videogioco con il quale ti puoi permettere il lusso di contrattare? È così e basta. Vieni da me e non obbligarmi a scendere. Te lo riconsiglio vivamente e sarà l’ultimo avvertimento»
«Tanto cosa cambia? Ormai è deciso no?»
«Fidati che cambia. È vero che è deciso ma c’è modo e modo…»
«E allora lo scelgo io!»
«Dimmi, cosa vorresti fare?»
«Voglio che succeda mentre canto Voglio andare a vivere in campagna sotto la doccia»
«Ecco, questa si che è una richiesta originale finalmente. Hai capito. Voglio divertirmi anche io. Sai che noia fare e dire sempre le stesse cose»
«Ok, inizio?»
«Si, vai, canta pure. Poi deciderò come comportarmi di conseguenza»

« ♫ Voglio andare a vivere in campagna…
Voglio la rugiada che mi bagna… ♫»

«Non ti fermare, continua. Voglio sapere come va a finire»

« ♫ ma vivo qui in città, e non mi piace più
in questo traffico bestiale
la solitudine ti assale e ti butta giù
che bella la mia gioventù… ♫»

«Dai, sentiamo la tua gioventù allora»

« ♫…Voglio ritornare alla campagna
voglio zappar la terra e fare legna
ma vivo qui in città, che fredda sta tribù
non si può più comunicare
qui non si può più respirare, il cielo non è più blu
e io non mi diverto più…♫»

«Aspetta, aspetta, aspetta… Sei serio?
«Cioè?»
«Vuoi veramente tornare a fare lo zappatore?»
«Ma no, è la canzone che lo dice!»
«Quindi a te piace la civiltà che vivi»
«Si, tutto sommato si»
«Ok, continua pure allora»

«♫Al mio paese si balla, si balla, si balla
in questa notte un po’ gitana di luna piena
al mio paese c’è festa che festa che festa
tutti in piazza ed affacciati alla finestra
è un sogno e niente più
che bella la mia gioventù…
Io che sono nato in campagna
ricordo nonno Silvio e la vendemmia…♫»

«Aspetta, tuo nonno non era Silvio! Me lo ricordo!»
«Miiii…. È la canzone! Ovvio che non è mio nonno!»
«Capito, vai avanti allora»

«♫…ma vivo qui in città, dove sei nata tu
ma la nevrosi è generale
la confusione che ti assale e ti butta giù
e io non mi diverto più
Al mio paese si balla, si balla, si balla
in questa notte un po’ ruffiana di luna piena
al mio paese c’è festa che festa che festa
tutti in piazza ed affacciati alla finestra
rivoglio il mio paese la chiesa le case
e la maestra che coltiva le sue rose
rivoglio il mio paese, la vecchia corriera
che risaliva lenta sbuffando a tarda sera
ma è solo un sogno e niente più
che bella la mia gioventù♫»

«È finita?»
«No, c’è l’ultimo pezzo.»
«Ok, scusa. Finisci pure»

«♫Al mio paese si balla si balla si balla
dalla notte fino all’alba con la luna piena
rivoglio il mio paese, quella gente che respira amore
e quello stagno che per noi bambini sembrava il mare
al mio paese c’è festa che festa che gran festa
tutti vestiti per bene e un po’ fuori di testa
rivoglio il mio paese, la giostra, il barbiere
e il dottore di tutti, il prete e il carabiniere
ma è solo un sogno e niente più
che bella la mia gioventù♫»

«Non me l’hai detto. Chi l’ha scritta e cantata questa canzone?»
«Scritta non lo so. Cantata, Toto Cutugno»
«Toto Cutugno eh? Fammi appuntare un attimo il nome»
«Quindi, sono salvo? Vai a prendere lui?»
«Stai scherzando? Prima, la ragione della mia visita, era un obbligo ricevuto dall’alto. Ora ho persino un motivo personale: uno che conosce a memoria un testo del genere merita di morire»
«E perché?»
«Perché? Ma ti pare? Lo scoprirai tra poco! AHAHAHAHAHAHAHAHHAH»
«No daiiiiiiiiiii…»
«Troppo tardi...
ed ora andiamo a cercare sto Toto Cutugno e vediamo come giustifica quest’abominio che m’ha costretto ad ascoltare. Anzi, vediamo se qualcuno da lassù riesce a spoilerarmi quando sarà la sua ora. Voglio essere io a dargli la lieta novella… AHAHAHAHHAHA….

♫ Voglio andare a vivere in campagnaaaaa…. Aaaaaaa… aaaaa……♫

Comunque ti rimane in mente sto pezzo… Forse avrei dovuto risparmiarlo…
AHAHAHAHAHAHHAHA...
Come no, certo…
AHAHAHAHAHAHA...
Che triste la solitudine quando nessuno può sentire le tue battute».
Fragmina verborum titivillus colligit horum
Quibus die mille vicibus se sarcinat ille.
Ultima modifica: 06/09/2016 14:38 Da Titivillus.
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Re: [#4] Dialogo 30/09/2016 10:20 #17955

Gatti

“Ahia, cazzo! Fai piano!”
“Ma se non ti ho fatto niente, quante manfrine”.
“Nessuna manfrina, mi hai piantato l’ago troppo forte!”
“Non è vero, e poi fa l’uomo”.
“Ma che uomo e uomo, ci sei andata giù decisa. Ciccia, guarda che siamo nella stessa barca io e te”.
“Ciccia? Non ti azzardare mai più a chiamarmi ‘ciccia’!”
“Va bene, scusa. Dai, dammi l’altra siringa che adesso tocca a te. Tira giù i pantaloni”.
“Non tiro giù un bel niente di niente, non fare il cretino. Piuttosto, anche tu fa piano come ho fatto io”.
“Ma se mi sta venendo il livido! E poi faccio piano sì, se no chi ti sente a te”.
“In che senso?”
“Nel senso che quando ti fai male diventi una specie di scimmia urlatrice. Non ti sei mai accorta di quanto diventi isterica?”
“Isterica, io? Ma che cazzo dici? Non ti permetto...”
“Fatto!”
“Fatto che?”
“L’iniezione, che altro”.
“Eh?”
“Ti ho distratta, così non hai sentito niente e niente scimmia urlatrice. Semplice, no?”
“Allora sei proprio uno stronzo!”
“Come uno stronzo? Preferivi sentire dolore? Scusa, ma alle volte non ti capisco”.
“Va bene l’assenza di dolore, però mi hai preso in giro senza che me lo meritassi. Non si fa, sei uno stronzo”.
“Beh forse un po’ sì, me lo dice sempre anche Annarita. Ma, non è il risultato che conta?”
“Non ho dubbi sul fatto che anche Annarita ti consideri uno stronzo. Ti sei mai chiesto perché le due donne con cui passi la maggior parte della giornata ti considerino entrambe uno stronzo?”
“Sì, va bene... A che ora hanno prenotato la palestra per i test?”
“Adesso non cambiare discorso. Ti ho fatto una domanda e pretendo una risposta. E niente ‘ciccia’, se no...”
“Sì, sì, ok. Lo so, a volte faccio lo stronzo e vi prendo in giro. E’ più forte di me. Che ci posso fare?”
“Mi chiedo spesso come faccia una ragazza simpatica come lei a vivere con uno come te”.
“Per il sesso, dice che scopo bene. Vuoi provare? Ahiaaa, ma ti sembra il caso? Le sberle no!”
“Ci provi con me e niente sberla? La prossima volta che la vedo, glielo dico che ci hai provato!”
“Ma no che non ci stavo provando, dai. Mamma mia non si può mai scherzare con te. Sei rigida come un palo”.
“Non è vero!”
“Sì che lo è”.
“Finito il test chiedo al professor Rovazzi di cambiarmi collega di esperimento. Non ti sopporto più”.
“Tanto finiresti comunque assieme ad un altro coglione come me, sfigato e sfruttato come noi”.
“Quello è vero. Ma penso sia impossibile trovarne uno uguale a te. Potrei dimostrarlo scientificamente”.
“Ma dai, che si fa per passare il tempo. Ti rendi conto che ci siamo appena iniettati un siero contente il DNA di un gorilla? Per la miseria di cento euro, poi”.
“Già. Siamo dottorandi senza un soldo e ci offriamo di testare farmaci per campare. Quando ero ragazzina non avrei mai pensato di cadere così in basso”.
“E tra poco ci tocca andare in palestra a fare le prove per capire se la nostra forza è davvero aumentata. Quanto dovrebbe durare l’effetto?”
“Rovazzi dice tre ore, ma secondo me è tanto. Da quello che ho capito le molecole sintetizzate dalla sequenza non dovrebbero essere molto stabili. In ogni caso, troppo”
“Chissà se ci trasformiamo entrambi in scimmie urlatrici, eh eh eh. Ehi, posa quell’affare! Dai su, Carla...”
“Se ti prendo, te la spacco quella testa di cazzo! Vieni qua, stronzo…”
“Anf, anf… Aspetta… Carla, fermati. Carla, cazzo son serio”.
“Cosa? Tanto non te la faccio passare liscia!”
“Sto… sto male. Cioè, più che star male, mi sento strano”.
“Sarà il siero… aspetta… anch’io mi sento strana...”
“Io… non dovevamo prendere quella merda. Carla? Perché ti metti a quattro zampe… non riesci a stare su? Aspe… anch’i...”

*

“Anfossi, ha lei le chiavi?”
“Sì, professore”.
“Chissà che fine hanno fatto quei due. Dovevano iniettarsi il siero, aspettare che facesse effetto e venire da me. Nessuno in facoltà li ha nemmeno visti”.
“Professore, doveva permettere a me di testare il preparato, non a quei due cialtroni”.
“Forse ha ragione, Anfossi. Ma loro non hanno borsa, mentre lei è a retribuzione piena. Due soldi glieli volevo riconoscere, almeno quello. Comunque, apra questa porta e vediamo. Speriamo solo che non si siano sentiti male”.
“Uh, quanto è dura… Lamella, Boido ma che state combinando?”
“Ma che succede a questi due? Perché camminano a quattro zampe? Lamella, che fa, si struscia? Anche lei, signorina Boido, lasci stare Anfossi… ma che succede?”
“Aspetti che guardo nel frigo… Oh no, cazzo! Cazzo, cazzo!”
“Lamella, si allontani, subito! ‘No’ cosa? Che ha da inveire, Anfossi?”
“Professore, guardi, ho fatto un… un pasticcio”.
“Quale pasticcio? Lamella, non odori il sedere alla Boido, la smetta subito!”
“Ho… ho portato in laboratorio due campioni di DNA dei gatti dei miei genitori. Devo aver confuso le provette con quelle dei gorilla, e ho sintetizzato la sostanza sbagliata. Le ho classificate con ‘Maschio’ e ‘Femmina’, come previsto dal protocollo. I colleghi non potevano saperlo”.
“Che cazzo sta dicendo? Mi scusi per il linguaggio, Anfossi. Sa, la situazione… Lamella, smetta subito di svestire la Boido!”
“Temo che sia inevitabile professore”.
“In che senso?”
“Veda, avevo preso quel DNA per creare un siero che mi permettesse, ecco… ecco di risvegliare la libido della mia compagna. Non facciamo sesso da sei mesi”.
“Lamella, cosa fa? Oddio non posso guardare, l’ha montata come una bestia e lei ci sta! E dire che normalmente la Boido lo detesta..."
“Professore, i campioni all’origine appartenevano a un maschio e a una femmina. La gatta era in calore”.
“Cioè, lei ha pasticciato con i miei campioni, la mia ricerca, ha messo nei guai i miei collaboratori, perché voleva scopare?”
“Più o meno”.
“Quando avremo risolto questo delirio, farò in modo che lei venga licenziato, in tronco”.
“Lo capisco, me lo merito. C’è da dire che il mio siero funziona alla grande! Guardi come ci danno...”
“Esca di qua, subito! COGLIONE!”
“Non posso almeno portarne a casa un po’? Del composto, intendo. Così potrò...”
“Se ne vada, SUBITO!”
Fragmina verborum titivillus colligit horum
Quibus die mille vicibus se sarcinat ille.
Ultima modifica: 30/09/2016 10:44 Da Titivillus.
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